
Prestazioni come quella contro il Marina di Ragusa rendono superflua qualsiasi analisi tattica. Il Messina, oltre a perdere partita e faccia, offre un ulteriore riscontro della sua totale involuzione iniziata parallelamente – lo dicono i numeri – all’apertura del mercato di riparazione.
RILANCIO A PERDERE – In più, il marasma generale sembra avere coinvolto anche quello Zeman che, all’inizio della sua avventura sulla panchina giallorossa, aveva mostrato di avere strumenti per raddrizzare la rotta. Ora, invece, pare avere perso lucidità pure lui. Squadra, staff tecnico e società, non appena ritroveranno la parola, prevedibilmente rilanceranno. Continueranno a giocare per raggiungere i play-off, sperando però che presto non debbano guardarsi alle spalle, invece di pensare a improbabili scalate. Nel frattempo, il quadro è sempre più definito. Premettiamo con chiarezza, per non toccare alcuna sensibilità. L’Acr è un patrimonio della città e dei tifosi e come tale va tutelato. Abbandonarla al proprio destino per puntare sul progetto Fc sarebbe delittuoso. Piuttosto che delle due società, quindi, parliamo dei due principali gruppi i quali, oggi, fanno calcio a Messina.
PRESA D’ATTO – A inizio stagione lo avevamo detto con chiarezza, commentando la scelta di Arena e Sciotto di proseguire ciascuno per la propria strada: se guerra deve essere, che guerra sia e vinca il migliore. Adesso, pur se il torneo non è terminato, il verdetto si delinea con chiarezza. A meno che non compaiano altri attori sulla scena – solita chimera inseguita in questo periodo dell’anno – alternative non se ne intravedono. Si prenda atto, quindi, che c’è chi ha dimostrato capacità gestionali e chi, invece, ha ripetuto pari pari quegli stessi errori del passato. L’ombrello garantito a Sciotto dal gruppo ex Camaro è ormai svanito, la contestazione è ricominciata e stavolta non si vede cosa possa inventarsi la proprietà dell’Acr per ottenere ulteriore credito di fiducia. Piuttosto è il momento di studiare una exit strategy.
USCITA – Tutti, a iniziare dall’Amministrazione comunale, pronti a dire che l’anno prossimo ci vuole un unico progetto, ma nessuno in grado di indicare come arrivare a questo obiettivo. Solo i diretti protagonisti possono trovare la strada e ora è il momento di farlo. Il campo ha detto chi tra le due compagini societarie ha maggiori competenze, il resto interessa ben poco. Piuttosto che continuare a investire a fondo perduto e senza alcun ritorno, gli Sciotto preparino la loro uscita di scena. In termini di immagine e di gestione d’impresa, questo al momento l’investimento più semplice da capitalizzare. Arena, dal canto suo, dica con chiarezza se il suo impegno può prescindere o meno dal marchio Fc e nel frattempo – come è giusto che sia – continui comunque a cercare di conquistare un’opzione per la Serie C. Siamo ormai a un punto di non ritorno: chi ha perso ammetta la propria sconfitta e metta in condizione l’intera città di potere finalmente tornare a innamorarsi della propria, unica squadra.