
Primo Piano
Messina, la linea di porta
La linea di porta diventa metafora ideale per riassumere questa schizofrenica stagione del pallone biancoscudato. Una traccia di gesso larga poco meno di un palmo, che separa la gioia dalla delusione.
La linea di porta diventa metafora ideale per riassumere questa schizofrenica stagione del pallone biancoscudato. Una traccia di gesso larga poco meno di un palmo, che separa la gioia dalla delusione.
Se non c’è sofferenza che gusto c’è? Il Messina sceglie questa via impervia per strappare la qualificazione alla finale di Firenze contro il Matelica. Una gara che emoziona dal fischio d’inizio a quello conclusivo, una partita senza senso logico ma che finalmente anima i colori giallorossi.
Una rimonta pazzesca. Il Messina va sotto di due reti dopo un quarto d’ora, ritrova se stesso e ribalta il Giulianova trascinato da Catalano e Traditi. Nella ripresa prova di maturità dei ragazzi di Biagioni, il 18 maggio finale a Firenze contro il Matelica.
Finalmente si gioca. La serata che qualcuno vuol trasformare in un evento, che in realtà rappresenta la minima opportunità di strappare un sorriso a una tifoseria delusa da mesi di anonimato misto alla paura di vedere la propria squadra impelagata nella lotta per evitare l’Eccellenza.
Finisce in gloria la domenica del Messina, con una serie di incastri che – adesso sì – fanno apparire molto più sereno l’orizzonte del finale di stagione.
Siete a un quiz show, ci sono tre porte: dietro una di queste c’è una Ferrari, dietro le altre due capre. Ne scegliete una, il presentatore ne apre una con dietro la capra e poi vi chiede: “Cambi scelta?”, la risposta giusta è “Sì”.
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