Giugliano-Messina, la strada verso quel punto in più

Pubblicato il 22 Marzo 2025 in Primo Piano

Un punto in più. Per sperare nella salvezza il Messina deve fare, da qui a fine campionato, solo un punto più della Casertana. E sarebbe playout. Un risultato che potrebbe sembrare facile o alla portata, ma che nasconde la difficoltà di iniziare a farli davvero questi punti. A cominciare da Giugliano.

UNA SQUADRA CHE NON SEGNA – L’avvento di Banchieri ha portato con sé una rivoluzione tecnica condizioanta anche dal mercato di gennaio condotto da Roma. Un Messina nuovo ma che pare avere gli stessi difetti della sua versione precedente: non segna e quindi non vince. Il tris di Cava non inganni, perché non ha curato il male di una squadra incapace di finalizzare con vera continuità. Anche contro il Catania è mancato il gol, con evidenti responsabilità di calciatori non sempre lucidi nel fare la scelta giusta. Insomma, non si vive di soli tatticismi quando serve anche una certa risolutezza. Esame di coscienza necessario per un gruppo a cui, comunque, non può essere negato di stare lottando oltre il lecito. Perché sarebbe corretto, dal loro punto di vista di professionisti abbandonati al proprio destino, mollare il colpo. Così non è stato e così non sarà, perché loro meritano di continuare a rincorrere un premio chiamato “salvezza” da condividere con la tifoseria. Che passa in primis dal campo, con ovvie ripercussioni sulle vicende societarie.

ANDATE VIA – Qualcosa continua a muoversi, ma salvaguardare la categoria renderebbe tutto più appetibile. Inutile prendersi in giro, perché la differenza tra professionismo e dilettantismo è troppo ampia. Chiaro, il nostro punto di vista è di parte, come quello di chi legge. Se provassimo a estraniarci, a guardare la vicenda da lontano, dovremmo cambiare radicalmente tono. Dovremmo partire dall’etica sportiva che suggerisce come il Messina – inteso come proprietà – non merita di salvarsi. Sciotto e Cissè non lo meritano, ma citandoli ci viene in mente un ulteriore riflessione: neanche gli importerebbe. Ecco, l’etica mostra le sue sfaccettature, perché queste non sono proprietà che sono inciampate in alcuni errori. No, ci sono comportamenti che fanno presupporre che l’interesse al risultato sportivo sia inesistente. Quindi, l’etica si ribalta e dice che il Messina – inteso come gruppo squadra e tifoseria – merita di salvarsi. Certo, stiamo facendo della gran filosofia perché la realtà e i conti in rosso dicono che nei panni della Casertana ci girerebbero parecchio in caso di retrocessione contro un club spettrale nella sua proprietà. Il senso di urgenza deve prendere il sopravvento per rendere questo ultimo mese di campionato credibile e reale. Serve cambiare proprietà immediatamente, serve mettere ordine dove c’è caos indebitamente creato. Serve presentarsi all’ultimo chilometro con dignità totale, perché quella di squadra e tifoseria non può bastare. No, ora c’è estrema necessità di essere seri sotto ogni aspetto. Di non essere più una barzelletta che non fa ridere. Di non essere più una vittima sacrificata sull’altare della cattiveria e dell’impunità. Il timer dice come tra Sciotto e AAD non ci siano più pendenze. Benissimo. Fuori dai piedi. Se i gruppi interessati – quello guidato da Francesco Borgosano, che pare aver compiuto passi importanti anche dal punto di vista dei tecnicismi legali, o di chiunque altro (serio) – sono pronti a subentrare si faciliti il tutto; non si creino resistenze di carattere finanziario. Insomma, abbiate la dignità di non chiedere un soldo. Abbiate la dignità – anche se sarebbe uno sforzo – di non recare ulteriori danni a una città che non vuol più avere a che fare con voi. Tutti voi.

IN CAMPO – Riagganciamoci alla prima parte, la parentesi societaria era dovuta anche come sfogo. Però, questa squadra non segna e Banchieri pare arrovellarsi – al netto di evidenti problemi fisici con cui fare i conti – per trovare la soluzione migliore. Tanti i moduli provati, così come i protagonisti, quasi a spiegare che serve anche migliorare nel rendimento. Giugliano avversario tostissimo che – pur considerando il Messina a quota 17 – ha raccolto più del doppio dei punti dei giallorossi. Evidente, quindi, che la squadra di Bertotto sia semplicemente più forte. Costruita meglio e allenata molto bene dall’ex capitano dell’Udinese. Calcio tecnico, un 4-3-3 che avvolge e colpisce anche grazie a un centrocampo sempre mordace. Magari con due trequartisti dietro a una punta alla ricerca della profondità. Come affrontarlo? Con coraggio, banalità, perché il Giugliano giocherà la palla e alzerà la linea. Quindi, viso aperto e totale presa di coscienza che potrebbe essere una giornata dove darle e prenderle. Tatticamente? Si potrebbe giocare a specchio, anche per esaltare le caratteristiche a disposizione. Krapikas tra i pali, a destra Lia più di Gyamfi – bella sfida tra acciaccati -, in mezzo Gelli e Marino con Dumbravanu all’ultimo turno di squalifica; a sinistra Haveri con Ingrosso sempre out. In mezzo torna Crimi, con lui Garofalo e Petrucci più di un Buchel non ancora il meglio. Capitolo attacco: Vicario e Tordini – perché Dell’Aquila va gestito per non peggiorare la situazione -, esterni pronti a giocare col piede forte dentro il campo, al centro la mobilità e la freschezza di Luciani potrebbe essere preferita all’esperienza fin qui sterile di De Sena e Costantino.

GIUGLIANO (4-3-3) Russo; Valdesi, Solcia, Minelli, Oyewale; Giorgione, De Rosa, Demirovic; Del Sole, Padula, Balde. All. Bertotto

MESSINA (4-3-2-1) Krapikas; Lia, Gelli, Marino, Haveri; Garofalo, Petrucci, Crimi; Vicario, Tordini; Luciani. All. Banchieri

*foto copertina: Acr Messina – Facebook ufficiale | ph. Francesco Saya

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