
Messina, ago e filo: strappo ricucito e armistizio salvezza
Pubblicato il 27 Aprile 2023 in Primo Piano
Il modo peggiore per iniziare il percorso playout, ma con la speranza che da questo mare di dissidi interiori e interni possa nascere il fiore della salvezza. Il Messina riparte da Ezio Raciti: il tecnico etneo, dopo un chiarimento con la proprietà, resta alla guida dei giallorossi.
TESTA ALLA SALVEZZA – Un pazzo mercoledì e un giovedì che non è da meno. Quello di un gruppo squadra che al suo ritorno in campo si ritrovava orfano della propria guida tecnica. Scenario che si è ripetuto nella giornata successiva. Rottura che sembrava insanabile quella tra Raciti e il Messina: le critiche delle ultime settimane pesavano troppo sulla coscienza dell’uomo Raciti prima che del tecnico. Malcontento non celato di una proprietà che puntava a una salvezza diretta e meno sofferta. Lecito. Come è lecito – anzi obbligatorio – che il modo conti quanto o più della sostanza delle parole stesse. Così, già al termine della sfida di Taranto, per Ezio Raciti era maturo il tempo del passo indietro. Nessuna resa, ma la presa di coscienza di non voler portare avanti un lavoro – evidentemente – non del tutto apprezzato. Almeno non quanto i numeri direbbero. Il suo arrivo a gennaio è stato visto come l’ultima possibilità esistente, anche per il miracolo compiuto nella stagione precedente. Una situazione simile, ma più complicata perché il materiale umano a disposizione non era di livello per poter competere. Il grande aiuto è arrivato dal mercato e dal lavoro del ds Logiudice – inutile sottolineare che il tutto nasca dalla voglia di non arrendersi di Sciotto in primis -, poi è toccato allo staff tecnico esaltare e produrre punti. Tanti, tantissimi, perché 30 in un girone non sono uno scherzo. Solo 14 quelli in casa – mentre in trasferta si è passati da 0 a 16 -, un cammino interno che presenta qualche mancanza: forse uno dei motivi delle punture arrivate. Che sono giunte anche dalla critica – come era giusto che fosse in quel momento – e che, nel caso di stampa e tifosi, volevano essere campanello d’allarme e non tentativo di sminuire quanto fatto o pretesa di vittorie obbligate. Ma ogni parola pesa diversamente e quelle di una proprietà, comunque appassionata, come quella di Pietro Sciotto hanno un valore tale da poter accendere un confronto. Quelle legate alla trasferta di Taranto andavano, più che probabilmente, rinviate a momenti diversi. Sarebbero state più costruttive dopo aver smaltito l’emotività della delusione. Salvezza tanto vicina da poterla toccare, sfuggita per un punto – magari 3 se si dovessero sfacciatamente ribaltare le sentenze riguardanti Monterosi e Viterbese -, con la sensazione che quella manciata mancante fosse stata persa per strada tra sconfitte e pareggi che potevano essere altro. Argomenti anche validi, motivi per discutere ma non certamente tali da dover portare a rotture e ulteriore caos in un finale già difficilissimo. Tutte questioni che potevano – anzi dovranno – essere rimandate alla fine della stagione, a salvezza raggiunta. Prima servono a poco e rischiano di cancellare anche l’ottimo lavoro compiuto. Sì, perché un tecnico che produce 30 punti – che potevano essere di più, ma facilmente di meno – deve mantenere la responsabilità e la fiducia per poter guidare la sua squadra fino all’ultimo secondo del playout di ritorno. Dopo, però, ci si chiarisca di fronte alla città intera, di fronte a una tifoseria che – oggi impaurita dallo spettro Serie D – si vede anche costretta ad assistere a beghe evitabili. Non tanto per lavare i panni sporchi in pubblico, ma per mettere sul piatto quali siano le condizioni e le vicissitudini reali nella prospettiva di ripartire dal meglio cancellando il peggio. Panni che, comunque, sono già stati sporcati, lavati e appesi di fronte a tutti. Tanto da far sentire l’intero gruppo squadra – con capitan Ragusa a fare da portavoce – in dovere di ribadire la propria stima a Ezio Raciti e chiedendone la permanenza per proseguire nella rincorsa iniziata a gennaio. Dalle dimissioni irrevocabili, però, si è passati a uno strappo ricucito. Si spera che sia stato usato un filo di quelli buoni o, almeno, capace di durare fino al 13 maggio. Il presidente Sciotto – che in questo caos dovrà anche rispondere alle accuse circostanziate arrivate dallo staff tecnico del settore giovanile del club – ha ribadito la sua fiducia in Raciti e la massima stima per la professionalità del ds Logiudice e dell’intera squadra. Comunicazione secca, quasi burocratica, che chiude questa due giorni di assoluto pandemonio auto generatosi. Ci sarà tempo – come detto – per tornare a parlare, chiarire e anche litigare ma, si spera, sempre per il bene del Messina. Le gare contro la Gelbison dovrebbero essere il primo e unico pensiero dell’intero club. Al momento, invece, è amaramente diventato doveroso l’aver sprecato energie fisiche e mentali per questioni che, alla luce dei fatti, sembravano impossibili da rimandare.