Messina, la linea di porta

Pubblicato il 5 Aprile 2019 in Primo Piano

La linea di porta diventa metafora ideale per riassumere questa schizofrenica stagione del pallone biancoscudato. Una traccia di gesso larga poco meno di un palmo, che separa la gioia dalla delusione.

IL RAGAZZO DI CITTÀ – Quella traccia sulla quale, alle 22,32 di mercoledì 3 aprile, si è manifestata la testolina di Francesco Barbera, 18 anni, segno zodiacale Capricorno, acqua dello Stretto nelle vene (già, perché anche nel Messina – spesso viene dimenticato – giocano messinesi…). Il suo salvataggio sui titoli di coda, ha deciso il versante sul quale mandare in archivio la serata della semifinale di Coppa Italia contro il Giulianova: quello del trionfo con caratteri epici (sarà sì esercizio di enfasi, ma le valutazioni vanno fatte rispetto al momento storico). È una linea sottile (cit. Ligabue), come il filo su cui sembrano camminare squadra e società. Sempre sospesi tra il naufragio e la grande rimonta, tra il rilancio e la ricaduta, tra la contestazione del pubblico e la tregua, tra l’osanna e la vergogna.

IL GRUPPO – No, non abbiamo una corazzata, capace di tenere gli avversari lontani dalla linea di porta e di dominare. Ma, abbiamo una squadra con carattere da vendere, che più mazzate prende e più riesce a rialzare la testa. Gente con gli attributi. No, non abbiamo una società perfetta e organizzata sotto ogni profilo. Tuttavia, c’è un gruppo di lavoro che è riuscito ad allestire una serata con i fiocchi, vestendo il “Franco Scoglio” con quell’abito da cerimonia che non si vedeva da tempo. Andiamo avanti così, in bilico sulla linea sottile. Basta poco per cadere nello psicodramma, tuttavia basta anche poco per scatenare emozioni che saranno sì lontane anni luce da quelle dei tempi d’oro, eppure servono comunque a farti alzare il mattino dopo pensando: minchia che bello!

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