Messina-Palmese, la serenità è una meta lontana

Pubblicato il 30 Marzo 2019 in Primo Piano

Tensione alta, concentrazione e nessuna sottovalutazione del momento: questi gli ingredienti che il Messina è obbligato a mettere in campo nella sfida contro la Palmese. Il campionato non è ancora terminato, il limbo di classifica non inganni nessuno, la serenità è una metà lontana.

IL CAMPIONATO – Il pareggio di Portici è il viatico giusto per un finale di stagione all’altezza, con una zona playoff a far da sogno e quella playout come l’incubo per gli insonni. Il Messina non può mollare la presa sul torneo, lo deve in primis a se stesso dopo mesi passati a raccogliere delusioni. Difficile chiedere sei vittorie consecutive a chi ne ha trovate otto (più quella attesa a tavolino col CdM) sul campo, obbligatorio pretendere da questa squadra il massimo per una graduatoria finale meno mortificante. La Palmese è l’avversario pericoloso per eccellenza: i calabresi sono un miracolo di voglia e professionalità, distrutti dalle vicende societarie ma vivi sul campo con il fiore all’occhiello di una stagione portata a casa con due mesi di anticipo. Non verranno al San Filippo in gita, non hanno mollato la presa neanche contro il Bari settimana scorsa (pugliesi che hanno chiuso in 9, partita verissima), non lo faranno in riva allo Stretto. Il Messina è parso meno brillante nelle ultime uscite, leggermente fiaccato dalla stagione e in parte con la testa all’evento del 3 aprile. La Coppa Italia non rappresenterà mai una buona scusa per cedere il passo in campionato, anzi dovrà essere la dose di adrenalina necessaria per attaccare ogni partita.

LA COPPA – Troppa attenzione sulla sfida di mercoledì, con mister Biagioni che prova ad alleggerire l’attesa e pensare alla gara di domenica. Perdere aiuta a perdere, o comunque da un buon risultato ne possono nascere altri (mettetela come vi pare); così non è possibile buttarsi anima e corpo sul Giulianova prima delle 17 di domenica. Ovvio, però, che l’impegno infrasettimanale influenzerà le scelte di formazione; senza tralasciare che la domenica successiva si va a far visita a un Troina leggermente in crescita. Nessuna voglia di svilire l’appuntamento di Coppa, anche se resta viva la tristezza di doversi appendere al “piano B” per non cancellare con ignominia quella che sarebbe dovuta essere tutta un’altra storia. La finale di Firenze deve essere un obiettivo, sia chiaro; non deve però essere sventolata come una vittoria storica, ritornello già poco gradito a una tifoseria che non sembra in vena di sconti.

TURNOVER – Condizione generale buona, gli acciaccati sono a disposizione con mister Biagioni pronto a disegnare i suoi due Messina: in Coppa l’influenza del doppio risultato (pari fino a 1-1, va ricordato) ci dovrebbe regalare una squadra più abbottonata e dedita al palleggio; contro la Palmese c’è invece la possibilità di mettere in campo l’artiglieria pesante, magari nel tentativo di ricostruire l’autostima di qualche singolo, con Marzullo a fare da esempio per tutti. La rosa dei giallorossi ha nette differenze di potenziale, meno nel rendimento dato che calciatori poco in copertina come Ba e Selvaggio hanno sempre risposto presente nelle ultime chiamate arrivate dal tecnico laziale. Buon segnale e buona scusa per gestire al meglio le forze settimanali: dalla Palmese al Troina passando per il mercoledì di Coppa, il Messina deve regalarsi sette giorni da grande squadra, una cosa mai vista in stagione.

MESSINA (4-3-3) Lourencon; Biondi, Zappalà, Ba, Barbera; Amadio, Bossa, Selvaggio; Catalano, Marzullo, Cocimano. All. Biagioni

PALMESE (3-5-2) Barbieri; Cinquegrana, Brunetti, Bruno; Lavilla, Calivà, Colica, Lucchese, Occhiuto; Ouattara, Trentinella. All. Franceschini

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